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Social network: collegarsi in caso di emergenza

I social network sono entrati prepotentemente nelle nostre vite già da un po’ e stanno sempre più cambiando il nostro modo di percepire e vivere la quotidianità. Tutti ormai ne fanno uso, talvolta anche abuso, non tutti però comprendono la profonda fonte di informazione e comunicazione che rappresentano.

Proprio per il fatto che sono per loro natura uno strumento alla portata di tutti, credo che abbiano un valore così immenso: hanno infatti la capacità di diffondere notizie, profili, informazioni, e avviare con facilità il naturale “passaparola”. Attraverso i social network è possibile scambiare informazioni in tempo reale ed essere informati mentre gli eventi accadono, senza dover aspettare che un giornale venga pubblicato o che un articolo venga scritto. E’ facile intuire come questa utilità diventi ancora più preziosa in caso di emergenze: l’ultimo esempio ci viene dalla tragedia occorsa in Sardegna nei giorni scorsi a causa dell’alluvione, o meglio del ciclone Cleopatra. Indicazioni, consigli, aiuti, offerte di ospitalità: possiamo tranquillamente affermare che la solidarietà ha viaggiato sui social network. Diversi gli hashtag utilizzati da volontari, associazioni, utenti in rete e anche molti artisti (scrittori e cantanti) che hanno messo a disposizione i propri account su Twitter e Facebook per far circolare numeri utili e segnalazioni. In prima linea anche You Tube, il popolare sito di video sharing, sul quale sono stati caricati centinaia di filmati.

Quello che ha lasciato perplessi un po tutti è stata invece la mancanza di un punto di raccordo ufficiale da parte di enti preposti alla sicurezza, della Protezione Civile ad esempio, che gestisse tutte le informazioni a disposizione e fornisse le indicazioni corrette. Ricordiamo che su Twitter risultano iscritti circa 3 milioni di italiani e su Facebook ne contiamo addirittura 24 milioni: in tutto questo la Protezione Civile ha comunicato con i cittadini quasi esclusivamente attraverso il sito ufficiale, spesso anche irraggiungibile vista la mole di contatti movimentata.

Un esempio di tutto rispetto ci viene invece fornito dagli Stati Uniti dove la FEMA “Federal Emergency Management Agency” è presente sia su Twitter che su Facebook, con le due pagine ufficiali che superano rispettivamente i 270 mila follower e i 150 mila fan. In occasione dell’ultimo tornado, che negli USA ha sfiorato anche Washington, l’organizzazione ha rilasciato informazioni e supporto agli utenti e ai cittadini in maniera tempestiva, proprio utilizzando i canali social. Quando si vivono tragedie come questa negli Stati Uniti o come quella che stanno vivendo i nostri connazionali in Sardegna, i social network “indossano gli abiti” di servizi di informazione e comunicazione utili ai cittadini e soprattutto necessari a promuovere iniziative di solidarietà: è sciocco ostinarsi a non utilizzare e sfruttare appieno questi strumenti offerti dalla rete capaci di raggiungere migliaia di persone nel giro di pochi istanti.

La comunicazione via social network nelle situazioni di emergenza ha delle tipicità rispetto alla comunicazione tradizionale:

– è immediata: entro pochi minuti, spesso secondi, dall’avvenimento

– è attendibile e verificabile: i post sono riconducibili a persone o gruppi spesso in contatto tra loro

– ha un ampio cerchio d’azione

– fornisce un’idea immediata dei danni

Tanto per ricordare l’utilità dei social network in situazioni di grande emergenza possiamo citare il terremoto di Haiti nel 2010, durante il quale la popolazione ha potuto avere informazioni preziose e necessarie come preavvisi, allerte e istruzioni immediate, proprio attraverso l’uso di Facebook e Twitter. E poi anche quello che è successo in Iran dopo le elezioni del 2009, quando la popolazione ha avuto accesso ad aggiornamenti non censurati in seguito alle contestazioni esclusivamente grazie all’uso dei social network. Queste ed altre numerose testimonianze positive reperibili in rete rafforzano la consapevolezza dell’estrema importanza della comunicazione 2.0 condivisa e partecipata; e allo stesso tempo fanno riflettere su quanto sia ancora lontano un uso consapevole della rete proprio da parte degli enti istituzionali e di chi dovrebbe beneficiare della viralità tipica delle condivisioni via internet, specialmente in situazioni emergenziali, dove il tempo è veramente un dettaglio che può fare la differenza.

Se vuoi consigli su come sfruttare al meglio la viralità dei social network

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Giorgia Calcagni
Laurea in comunicazione d’impresa con 15 anni di esperienza nella comunicazione above e below the line. Ha lavorato tra gli altri per Sipra, Richard Ginori e Regione Marche
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