Tavola Periodica del SEO: tutti gli elementi per il giusto mix

Tavola periodica del seo

Il SEO “Search Engine Optimization” è una delle più importanti attività di marketing a disposizione delle aziende e degli editori web, anche se talvolta risulta un po’ oscuro da interpretare e mettere in pratica. Sostanzialmente è rappresentato da una combinazione di elementi che viene intercettata dai motori di ricerca (algoritmo): più è equilibrata e ben dosata questa combinazione, e più il nostro sito web, pagina o articolo risulterà visibile e trovato dai motori di ricerca.

Fatta questa premessa, la Tavola che vi proponiamo risulta essere di estrema utilità sia per chi si approccia al Seo per le prime volte, sia per chi già si ritiene un esperto. L’immagine che vi proponiamo è scaricabile in alta definizione a questo link che indichiamo per questione di correttezza nei confronti di chi l’ha ideata e sviluppata.

L’infografica presentata da “Search Engine Land” chiamata “Tavola periodica del SEO” è veramente esplicativa e permette di trovare più facilmente il “bandolo della matassa” all’interno di un argomento molto complesso e presenta in modo visibilmente chiaro i fattori più rilevanti che possono aiutare ad ottenere traffico dai motori di ricerca.

Come già molti di voi sapranno la “ricetta ideale” non ha indicazioni precise e quantitativi esattamente dosabili ma risulta essere la migliore combinazione di tutti quanti gli ingredienti. Quello che possiamo fare in questa sede è fornirvi una chiave di lettura della tavola per interpretarla al meglio e sfruttarla per ottenere il massimo della visibilità.

 

Per cominciare le indicazioni in blu scuro sulla sinistra indicano gli argomenti principali a cui bisogna fare particolarmente attenzione e che sono stabiliti a monte, cioè direttamente da chi progetta il sito web (webmaster). Tanto per citarne alcune: qualità delle pagine, parole chiave utilizzate, titoli, descrizioni e tag, velocità di caricamento del sito e url.

tavola periodica del seo

 

In verde sulla destra invece troviamo i fattori SEO che sono influenzati dai visitatori, dai clienti e altri publisher: anche qui possiamo citare ad esempio la qualità dei link in ingresso, la cosiddetta reputation aziendale, e naturalmente l’influenza dei social media. La guida giusta per fare un buon lavoro è fare in modo che si risponda positivamente alle domande effettuate accanto ad ognuno degli elementi citati.

tavola periodica del seo

Infine in rosso, in modo da essere messe ben in evidenza, vengono riportate tutte quelle pratiche che possono farci perdere traffico o essere addirittura esclusi dai risultati di ricerca: per fare qualche esempio pratico: post o articoli “vuoti” e senza significato, acquisto di link in ingresso o spamming verso altri siti o blog.

Tavola periodica del seo

Rischiando di essere ripetitivi è bene concludere che solo combinando bene strategie, tecniche e suggerimenti, mixandoli con intelligenza e intuito, si otterranno risultati in termini di traffico e visibilità: per farlo la Tavola che vi suggeriamo rappresenta un’ottima guida per il lavoro da svolgere.

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Facebook Hashtag: novità per aziende e marketing

facebook hashtag

Sono arrivati i facebook hashtag: è possibile anche su Facebook categorizzare i post utilizzando un Hashtag, il simbolo più comunemente chiamato “cancelletto” (#) che ha decretato il successo di Twitter.

Già da marzo circolava la notizia ma ora è già routine: la sociètà di Menlo Park spiega che questo è solo il primo passo per portare in primo piano le conversazioni e fare in modo che emergano le discussioni più interessanti circa determinati argomenti, eventi o personaggi. Per farlo basterà digitare una parola preceduta dal simbolo del cancelletto e il gioco è fatto. Sarà possibile quindi – come accade già su Twitter, Instagram e altri importanti social network – categorizzare i propri post utilizzando delle, chiamiamole così, “etichette di riconoscimento”.

L’hashtag potrà essere inserito in qualunque parte del messaggio, sia all’interno che in fondo. Finora non esisteva come funzionalità propria di Facebook anche se molti utenti già li utilizzavano, in ogni caso sarà la chiave di volta per cui ora anche Facebook sarà ancora più adatto alla diffusione di notizie e pubblicità. In questo modo infatti gli utenti potranno risalire all’argomento delle discussioni, ma soprattutto sarà facilitata ogni tipo di ricerca. Infatti, oltre ad inserirli nei propri messaggi, è possibile anche usarli per visualizzare tutti i post legati ad un particolare argomento in modo da avere subito a disposizione lo streaming delle discussioni e dei post relativi.

In generale tutto questo porterà ad aumentare il tempo di vita dei contenuti: finora al massimo di qualche ora per quelli di successo e qualche minuto per tutti gli altri. Il vero cambiamento però sarà nei confronti delle aziende e dei loro brand: anzitutto potrà essere interessante capire cosa pensano gli utenti circa un determinato prodotto o servizio ma soprattutto monitorare gli scambi e anche interagire all’interno di conversazioni che li riguardano. Naturalmente privacy premettendo! Bisogna infatti fare attenzione ad un particolare, che rappresenta la più grande differenza rispetto a Twitter: sul social network dei cinguettii infatti, selezionando un hashtag è possibile visualizzare tutti i messaggi contenenti quest’ultimo indipendentemente da chi li ha scritti: su Facebook è possibile invece vedere solo i post della propria cerchia di amici o di chi ha impostato il livello di privacy su “pubblico”.

Un'ultima considerazione su questa importante novità potremmo farla circa la visualizzazione, ed ecco un’altra differenza importante nei confronti del collega Twitter: l’ordine cronologico dei post che appaiono non è cronologico puro, ma prima si vedono le fonti che si hanno tra i contatti e poi a scalare ogni fonte pubblica con cui non si hanno contatti diretti, ma che grazie al numero di like, commenti e condivisioni sono reputate meglio da EdgeRank.

Di fatto l’introduzione del cancelletto amplierà di molto la portata del social network di Zucherberg che ora ha a disposizione degli strumenti di marketing virale senza precedenti che rappresentano una risorsa potenzialmente illimitata.

Se vuoi approfondire l’argomento e saperne di più 

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Twitter per il business: 8 punti chiave per aumentare i clienti

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Twitter è nato nel 2006 ed è stato un social network di nicchia fino all'anno scorso, anno in cui è definitivamente esploso come fenomeno in quasi tutto il mondo. In Italia Twitter è decollato soprattutto nella seconda metà del 2011 grazie ad un gran numero di celebrità della TV e dell'intrattenimento in generale ed oggi conta nel nostro Paese circa 4,7 milioni di utenti settimanali: risulta essere il secondo social network più popolare in Italia dopo Facebook. Dalla ricerca #italianisutwitter condotta da MEC:consulting (dati Gennaio 2013) emerge che nell’ultimo anno il social network dei 140 caratteri ha compiuto una rapida crescita: se nel 2011 veniva infatti utilizzato dal 9,6% degli utenti web, a fine 2012 gli utenti erano il 16,5%. E aumenta costantemente anche la frequenza di utilizzo: Twitter è entrato nella quotidianità di 1,25 milioni di utenti web, il 26% degli utenti attivi settimanali del social network si collegano infatti ogni giorno.

Twitter, come sappiamo già, è il social network dedicato alla comunicazione in tempo reale: le informazioni arrivano immediatamente ed è possibile essere sempre aggiornati su ciò che ci interessa. I messaggi possono essere lunghi fino ad un massimo di 140 caratteri ed è quindi classificabile anche come servizio di microblogging.

Premesso che non esiste una ricetta vera e propria per avere successo sui social media e in particolare su Twitter che, forse di primo acchito sembra essere il più complicato tra i tanti, vediamo alcune peculiarità per sfruttare al meglio il social network del volatile azzurro, per sviluppare il business ed entrare in contatto con potenziali clienti/consumatori e interessarli attraverso uno scambio di contenuti utili e interessanti.

Prima di tutto se siete abituati a Facebook sappiate che Twitter è spesso l’opposto. Su Facebook parlate con persone che conoscete già da anni, su Twitter no. Su Fb è possibile regolare la privacy dei vostri post, su Twitter no. Diciamo pure che Facebook potrebbe essere assimilato al bar sotto casa, Twitter alla piazza del municipio.

Detto questo ecco 8 punti cui fare attenzione per costruire una presenza solida ed efficace:

Impostazioni:

Sono importanti perché permettono a chi vi segue (o intende seguirvi) di capire chi siete: è bene anche inserire una breve biografia che spieghi chiaramente cosa fate. Inoltre potete realizzare uno sfondo diverso da quello già impostato, inserire il vostro logo e indirizzo del sito web: sarà una buona base di partenza per sfruttare questo social network ai fini del vostro business.

Strategia:

Twitter è il social media per eccellenza del “qui e ora”, tuttavia una buona pianificazione è quello che serve ad organizzare meglio la giornata e la presenza nei momenti in cui si è impegnati a fare altro, ma potrebbe essere importante esserci. Studiate un calendario e pianificate la comunicazione: la parte più importante è l’organizzazione del materiale e della sua distribuzione nell’arco di un periodo che può essere giornaliero, settimanale, o anche più lungo a seconda dei tempi che intendete coprire.

Contenuto

È buona norma produrre contenuti esclusivi, utili e originali per i vostri followers: date loro un motivo per seguirvi anche se sappiamo può essere un compito particolarmente impegnativo. Se siete un’azienda dovreste conoscere a fondo il settore in cui operate: su Twitter vi possono leggere potenzialmente sia i giornalisti che i blogger di settore (utili per una comunicazione virale), clienti o anche semplici curiosi. Rendetevi interessanti e autorevoli per fare in modo che vi seguano.

# Hashtag

Il simbolo chiamato anche comunemente cancelletto # serve ad individuare i trend di tendenza su Twitter, gli argomenti “in”: la sua funzione principale è quella di categorizzare ed aiutare a mostrare i contenuti nel motore di ricerca di Twitter. Vi consente inoltre di tracciare e seguire ciò che è stato commentato intorno a determinati argomenti.

Interazione

Se avete un prodotto facilmente condivisibile oppure avete una rete capillare di distribuzione sul territorio magari qualcuno avrà già condiviso qualcosa con i propri followers: in questo caso intercettate la conversazione e interagite con i partecipanti. Se poi li aiuterete anche a risolvere dubbi o un problema li avrete letteralmente conquistati.

Link

Certo che 140 caratteri sono pochini per farci stare dentro anche un link ma ricordiamoci che avere un account su Twitter serve anche per generare traffico sul vostro sito e portare gli utenti ad approfondire e soprattutto interagire con ciò che trovano: prevedete pagine di dettaglio e di ingaggio ben studiate per trasformare i visitatori in clienti.

Retweet

E’ importante dimostrarsi aperti al dialogo e per questo motivo è raccomandato effettuare di tanto in tanto dei retweet, che altro non sono se non dei rimbalzi di tweet altrui. E’ fondamentale non concentrarsi solo su se stessi altrimenti si corre il rischio di tenere monologhi. Se riuscite fate in modo che anche i vostri tweet siano rimbalzabili quindi cercate di stare sui 115 caratteri.

Customer care

Utilizzando una piattaforma adeguata che permetta il monitoraggio e la gestione delle conversazioni che la riguardano è possibile utilizzare questo social network per assistere e fidelizzare i clienti fornendo risposte puntuali e risolutive. Gli addetti dovranno naturalmente essere adeguatamente formati, profondi conoscitori dell’azienda e usare un linguaggio semplice ed efficace.

Twitter è attualmente la più grande fonte di informazione al mondo ma valutate con attenzione se risulta essere il social network giusto per voi. Utilizzarlo bene è un impegno non indifferente che richiede costanza e soprattutto pazienza: impariamo a comunicare con efficacia accettando le caratteristiche e le regole di questo prezioso social network.

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Landing page: che cos’è e come crearne una efficace

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Se volessimo tradurla letteralmente dall’inglese suonerebbe proprio così: “pagina di atterraggio”. Si tratta di una pagina web che deve accogliere il visitatore e invogliarlo a compiere una determinata azione. La landing page è il punto di arrivo dopo che si è cliccato un banner pubblicitario su un sito, una notizia sponsorizzata sui social o anche un link nei risultati di una ricerca google. La sua funzione è quella di chiudere un percorso e dare l’ultima spinta al visitatore per fargli compiere quello che noi vogliamo (comprare un oggetto, un viaggio, approfittare dell’offerta a tempo limitato, registrarsi alla nostra newsletter). Quindi sono “pagine di atterraggio” ma anche di potenziale decollo per il proprio business. Perché avvenga il decollo queste pagine devono essere ben progettate ed essere coerenti con quanto promesso: in poche parole l’utente sta cercando qualcosa di specifico e la pagina cui arriva è proprio quella che è stata progettata per farglielo trovare.

La landing page rappresenta la componente essenziale di ogni strategia di marketing ben fatta: infatti è il punto di arrivo di tutti i vostri potenziali clienti (lead generation) i quali dovranno essere poi convertiti in clienti veri e propri.

Per costruire una landing page efficace è importante offrire contenuti mirati alle esigenze della vostra clientela: vale a dire “la cosa giusta al momento giusto” senza divagazioni. In questo modo i visitatori arriveranno a trovare quello che gli è stato promesso e soprattutto ciò che li interessa. Questo aumenterà sicuramente la probabilità che diventi vostro cliente (conversion rate) e ancor più che parli bene del vostro brand.

Ricetta per una landing page efficace:

Titolo

il titolo è la prima cosa che gli utenti vedono: è importante che riassuma l'offerta nel modo più chiaro e conciso possibile. È necessario inoltre assicurarsi che il vostro spettatore capisca da subito cosa gli state offrendo e quello che state chiedendogli di fare.

Immagine

una cosa da tenere bene a mente è che il 90% delle informazioni trasmesse al cervello è di tipo visivo: le immagini sono elaborate 60.000 volte più velocemente rispetto al testo. Le immagini che userete nella landing page quindi devono essere accattivanti e pertinenti all’offerta.

Layout

il layout finale deve essere chiaro e di facile interpretazione. L’imperativo è semplificare: utilizzare elenchi puntati, numerati e testi in grassetto o in corsivo per evidenziare i punti principali.

Meta description

la meta description è un frammento di testo che descrive il contenuto della landing page, possibilmente attraverso l’uso di keywords specifiche e solitamente viene concentrata in 150 caratteri. L’ottimizzazione della description e delle keywords è importante per 2 motivi:

1) sono entrambi fattori di ranking nell’algoritmo di Google

2) la descrizione è il testo che viene mostrato e condiviso nei social media

Modulo

è l’elemento principale della vostra landing page dal momento che l’obiettivo finale è quello di portare i visitatori a compilarlo. Due gli elementi da valutare con attenzione:

–       visibilità immediata: evitiamo al visitatore di dover fare lo scroll down per visualizzarlo correttamente

–       grandezza: pochi campi da compilare portano sicuramente un maggior numero di contatti anche se possono essere carenti in termini di qualità. Forme più lunghe porteranno meno risultati ma sicuramente più profilati e targettizzati

Call to action

il testo contenuto nel pulsante è molto importante. Non fermatevi al banale “invia” ma siate creativi e usate il linuaggio del vostro utente: la spinta a schiacciarlo sarà più forte e farà più volentieri ciò che gli avete chiesto di fare.

Link ai social media

trovare sulla landing page le icone dei social media porterà facilmente il visitatore a condividere il contenuto con i suoi amici di Facebook, Twitter, cerchie di Google +  e con le connessioni LinkedIn. In questo modo arriverete ad un pubblico ancora più vasto.

Test A/B (split test)

un’ulteriore rifinitura viene data alla landing page implementando al suo interno i risultati di test che vengono fatti appositamente su 2 pagine molto simili tra loro: viene cambiato un particolare alla volta e testato su un campione di utenti. Il risultato dei test vi darà la pagina ottimale.

In conclusione che stiate cercando di vendere prodotti, raccogliere dati o iscrizioni ad un servizio oppure far scaricare un Ebook, le vostre landing pages sono proprio quelle dove avviene l'azione. Alla luce di queste informazioni riteniamo che sia utile investire tempo e risorse nella progettazione e ottimizzazione di queste preziose pagine che sono in grado di fare lead generation cioè creare un bacino di potenziali clienti da contattare subito dopo e trasformare in clienti effettivi.

Se hai bisogno di un aiuto per progettare delle landing pages davvero efficaci o anche solo per approfondire l’argomento

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Social media crisis: linee guida per riconoscerla e gestirla

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Qualcuno ha lasciato un commento negativo sul vostro Blog, pagina Facebook, Twitter, YouTube? Niente panico! Non sempre scatta quella che viene definita una "social media crisis".

Per prima cosa valutate il commento per capire se è pertinente e se il commentatore ha fatto un reclamo legittimo. In caso affermativo utilizzatela come occasione per ringraziarlo pubblicamente per il feedback, che sarà preso in considerazione per migliorare il vostro prodotto e/o servizio. Ci potrebbero anche essere persone che lasciano commenti e lamentele non pertinenti oppure offese gratuite. Ignorate questo tipo di offese o al massimo fate riferimento al manifesto di comportamento (vale a dire quello che è accettabile che gli utenti pubblichino e quello che non lo è) che dovrete pubblicare sui vostri profili social. In caso di offese o commenti inappropriati potrà capitare che sarete difesi addirittura da altri commentatori che seguono la vostra pagina.

Per non farsi cogliere di sorpresa da una social media crisis è necessario anzitutto monitorare attentamente le conversazioni on line. Infatti monitorando regolarmente tutto ciò che avviene on line si possono evitare crisi e criticità addirittura prima che insorgano o che diventino virali. Gli strumenti per tenere sotto controllo le conversazioni che avvengono anche al di fuori degli spazi istituzionali dell’azienda (blog-sito, facebook, twitter etc) sono disponibili on line e ce ne sono anche di gratuiti: ad esempio socialmention.com o Alert di google. Inoltre è buona regola preparare un piano di azione prima della crisi, in modo da essere sempre pronti ad affrontare la situazione nel migliore dei modi.

Innanzitutto bisogna cercare di distinguere cosa è e che cosa non è una crisi.

Qualche sciocco tweet non costituisce di certo l'inizio di una social media crisis. Una crisi vera e propria accade quando c’è asimmetria informativa, ovvero quando l’azienda ne sa meno del pubblico che la segue in merito a qualcosa che sta succedendo e che la riguarda. Quello che ne consegue è che il pubblico sa del problema prima di voi e ne gestisce l’informazione in modo autonomo.

Nel caso di una social media crisis:

1. Riconoscere la propria colpa o comunque ammettere di essere consapevoli del problema.

La prima risposta dovrebbe sempre essere "sì, (ci scusiamo con convinzione) e ci rendiamo conto di cosa è successo", anche se si dispone di ZERO risposte. In questo modo si arginano i primi messaggi che possono degenerare in una serie di messaggi a catena: ad es "Ma come non lo sapete?"; "Ma che azienda siete se non siete al corrente di quello che capita nei vostri negozi?" etc. etc.

 

2. Rispondere alla crisi sullo stesso social media in cui si è originata e successivamente estendere la risposta anche sugli altri social networks

Raccogliete rapidamente delle informazioni per avere un quadro di insieme e rispondete il prima possibile sul luogo di origine della crisi. Se ad esempio è iniziato su Facebook partite da lì e poi andate ad intervenire su altri spazi in cui siete presenti. Non rispondete con la stessa risposta a tutti gli interlocutori. MAI.

 

3. Creare una FAQ per gestire la social media crisis

In caso di crisi particolarmente articolate e difficili, scoppiate su un social media poco usabile per dare risposte esaustive (twitter ad esempio), predisponete un microsito dedicato per gestire la crisi con un elenco di FAQ alle quali fare rimando per una risposta esauriente e al tempo stesso spostare la crisi off social media e spezzarne la viralità. Oltre tutto risparmierete tempo ed eviterete possibili fraintendimenti.

 

4. Portare la crisi offline al più presto

Nella gestione delle crisi sui social media non si tratta di vincere, si tratta di limitare i danni. Tenete ben presente che alcune persone si arrabbieranno ugualmente e difficilmente riuscirete a convincerli di qualsiasi cosa. Ricordate la “Regola del 3”: la terza risposta che date in un thread di commenti con un unico interlocutore equivale all’inizio di una lite. Alla terza risposta portate la cosa offline (fornite una email di responsabile, numero di telefono).

 

5. Preparare i dipendenti dell’azienda

Un utente arrabbiato potrebbe contattare un dipendente dell’azienda attraverso il suo profilo su uno o più social networks e chiedere chiarimenti in merito al problema bypassando le vostre logiche di gestione della crisi. Ma come? Non c’è niente di più facile, chiunque può cercare su Linkedin o Facebook persone dipendenti della taluna o talaltra azienda dal momento che è un’informazione che spesso è espressamente richiesta dal social network. Come si ovvia al problema? Informare tutti i dipendenti dell’azienda della crisi in atto il più presto possibile attraverso ogni mezzo: email, sms, telefono. L’importante è che tutti siano informati sulla crisi e allineati sulla gestione.

 

6. Imparare dai propri errori

Finita la tempesta raccogliete tutto il materiale generato e conservatelo per studiare migliori risposte ad eventuali crisi future:

·         Creare copie di tutti i tweet, aggiornamenti di stato, commenti, blog, ecc

·         Creare copie di tutti i messaggi di posta elettronica

·         Analizzare i modelli di traffico del sito web

·         Dove si è originata la crisi e quando? Dove si è diffusa e come?

·         Come è stato fatto il lavoro di notifica interna?

·         Come è stato gestito il protocollo di risposta (terza risposta, FAQ etc)

·         Qualche cliente-visitatore ti ha difeso? (prendetene nota e cercate di farne dei testimonial della vostra azienda attraverso azioni future di marketing)

·         Sono stati informati i vostri dipendenti?

·         C’è stata una gestione sia online che offline della crisi? In che modo?

 

Queste sono le linee generali da rispettare, sia in materia di crisi che di etica comportamentale, sui social media.

Prima o poi per l’azienda che rappresentate si potrà verificare una criticità – che può nascere anche al di fuori dei social networks – ma che comunque potrà essere gestita e risolta proprio grazie a loro. Per affrontare in maniera corretta una crisi è sempre bene comunque essere preparati ed avere un piano di azione già pronto in anticipo, ma soprattutto specifico in funzione dell’azienda e dei suoi prodotti, che vi guidi nelle azioni da intraprendere senza perdere del tempo prezioso e limitare al minimo i danni.

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